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Scheda ministeriale prodotto:

Taralli di Racalmuto De.Co.

Prodotto a Denominazione Comunale di Racalmuto (AG)

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Denominazione: La denominazione comunale d’origine “Taralli di Racalmuto” “Taralli Racalmutesi” o “Taralli tradizionali racalmutesiè riservata esclusivamente al prodotto che risponde alle condizioni e ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare.

Descrizione del prodotto: La denominazione “Taralli di Racalmuto” “Taralli Racalmutesi” o “Taralli tradizionali racalmutesi” designa esclusivamente il prodotto ottenuto con le modalità descritte nel presente disciplinare derivante dalla cottura e lavorazione di farina, latte, saccarosio, strutto uova ammoniaca sale e limone.

I “Taralli di Racalmuto” “Taralli Racalmutesi” o “Taralli tradizionali racalmutesi”, si presentano in forma di parallelepipedo irregolare con angoli arrotondati.

Dimensioni

  • Lunghezza comprese tra i 4 ed i 7 cm
  • Larghezza compresa tra i 2,5 e 3,5 cm
  • Altezza compresa tra i 2 cm e 3 cm

Peso compreso tra i 15 e i 35 gr

Aspetto esterno: superficie increspata e di colore bianco latte non uniforme per la presenza di una leggera glassatura in zucchero e limone.

Consistenza: leggermente croccante la parte glassata esterna, estremamente morbido e  delicato al tatto la parte interna.

Sapore: al primo morso la pasta appare leggermente croccante e friabile per effetto della leggerissima patina di glassa. Al palato la consistenza interna è morbida con un costante apprezzabile e delicato retrogusto di essenza di limone.

Tutte gli operatori, persone fisiche o giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, saranno assoggettate al controllo da parte della struttura di controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo.

 

Descrizione del metodo di produzione:

Ingredienti per la lavorazione

Ingredienti1 kg di prodotto
Farina1 kg
zucchero semolato200 gr
strutto200gr
uova4
agente lievitante10 gr
ammoniaca per dolci40 gr
Latte250 ml
Limone e scorza1
sale5 gr
Per la glassa
zucchero a velo1kg
Limone e scorza1
acqua250 ml

 

Preparazione: Impastare il lievito e la farina setacciata con le uova, lo strutto ammorbidito, lo zucchero semolato, il succo e la scorza grattugiata del limone, l’ammoniaca e i semi di anice. Una volta che gli ingredienti si saranno ben amalgamati tra loro, aggiungere un cucchiaino di sale e il latte a filo fino all’ottenimento di un impasto abbastanza morbido. Posare l’impasto su una spianatoia infarinata e ricavare due bastoncini spessi 1 cm circa, tagliarli ogni 3 – 5 centimetri.

Posare quindi i taralli su una teglia e cuocere in forno preriscaldato a 180 °C per mezz’ora circa.

Per la glassatura

Sbattere bene lo zucchero a velo con l’acqua la scorza ed  il succo dei limoni. Spennellare la glassa sulla parte superiore dei taralli, che andranno quindi riposti in forno a 150 °C. Trascorsi 5 minuti, tirare fuori i taralli dal forno e lasciarli raffreddare a temperatura ambiente prima di consumarli.

Legame con il territorio: Antica e radicata è la presenza del tarallo nella storia degli ultimi due secoli a Racalmuto. Secondo quanto riferiscono le antiche cronache il tarallo esisteva come in moltissime altre parti della Sicilia come dolce tipicamente legato al periodo dei Morti nella sua forma a ciambella tipica della tradizione siciliana. Fu l’arrivo di un pasticciere non racalmutese che i taralli assunsero nuova forma e consistenza. Fu “Piuzzu” Lo Bue che creò questi nuovi dolci diversi dagli altri dell’agrigentino proprio per l’aroma al limone e la glassa di zucchero. Dal loro avvento subito di successo li si prese a consumare accompagnati alla mescita del vino nelle “Putie di vinu”  e poi solo in occasione della festa dei Morti. Oggi si è tornato a mangiare il Tarallo tutto l’anno. Secondo quanto riferisce la tradizione Pio Lo Bue non lasciò la ricetta originale in memoria a nessuno, ma la tradizione dei “Taralli” nelle declinazioni dei locali pasticcieri ancora è viva e presente.

A Racalmuto sono rimaste solo quattro pasticcerie a preparare i taralli: l’Antica Pasticceria Taibi, la Cremeria Parisi, l’Antica Pasticceria Mattina e la Pasticceria Capitano.

Questo dolce tipico di Racalmuto, vive anche sulla scorta delle pagine che importanti scrittori siciliani gli hanno dedicato a cominciare dal racalmutese Leonardo Sciascia che lo cita in “Occhio di capra” per arrivare sino al commissario Montalbano di Andrea Camilleri che ne “La prima indagine” si sposta da Vigàta a Racalmuto proprio per gustare questi dolci: “erano talmente buoni che se ne mangiò così tanti da provare vergogna”.

 

Prodotto a Denominazione Comunale di Racalmuto (AG)

Regione

Tipologia di prodotto

Comune De.Co.

Racalmuto (AG)

Sezione

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