Susina di Vignola

 

Prodotto agroalimentare tradizionale Italiano – P.A.T. 

ELENCO PRODUTTORI

Zona di produzione:

La zona di produzione della “Susina di Vignola” comprende il territorio dei seguenti Comuni:

nella Provincia di Modena:

Bastiglia, Bomporto, Campogalliano, Castel Nuovo Rangone, Castelfranco Emilia, Castelvetro, Formigine, Guiglia, Marano sul Panaro, Medena, Nonantola, Ravarino, San Cesario sul Panaro, San Prospero, Savignano sul Panaro, Soliera, Spilamberto, Vignola, Zocca

nella Provincia di Bologna:

Anzola Emilia, Baricella, Bazzano, Bologna, Castel d’Argile, Castello di Serravalle, Crespellano, Crevalcore, Galliera, Malalbergo, Minerbio, Molinella, Monte San Pietro Monteveglio, Sala Bolognese, San Giorgio di Piano, San Giovanni in Persiceto, San Pietri in Casale, Sasso Marconi, Savigno, Zola Predosa

nella  Provincia di Ferrara:

Centro, Ferrara, Poggio Renatico, Sant’Agostino

Descrizione

Descrizione sintetica del prodotto: La “Susina di Vignola” è caratterizzata da una buona serbevolezza, elevato profumo e sapore dolce. Essa, inoltre deve rispondere alle seguenti caratteristiche merceologiche:

Forma e colore dei frutti sono quelli tipici delle varietà

Descrizione delle metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura: La coltura del susino è attuata in aree tradizionalmente vocate, ove le caratteristiche pedoclimatiche rendono ottimale la produzione di “Susine di Vignola”. In particolare, le condizioni climatiche contribuiscono ad esaltare le caratteristiche genetiche dell’albero e la qualità dei frutti.

Per quanto riguarda le condizioni tecnico-colturali, le forme di allevamento sono riconducibili alla Palmetta e al Vaso ritardato, con densità per ettaro fino a 1.000 piante.

Il materiale vivaistico, per i nuovi impianti, qualora sia reperibile, deve essere provvisto di certificato genetico-sanitario.

Le tecniche di concimazione e di irrigazione, se necessarie, devono essere applicate razionalmente, al fine di mantenere un adeguato livello di fertilità del terreno ed evitare squilibri nutrizionali ed idrici, che si possono ripercuotere sulla qualità dei frutti e dell’ecosistema agrario. In particolare, i piani di concimazione e di irrigazione devono tener conto delle caratteristiche del terreno e delle pratiche agronomiche.

Le tecniche di potatura (invernale ed estiva) devono essere attuate in funzione dell’ottenimento di un prodotto di elevate caratteristiche qualitative.

La difesa delle piante deve essere applicata razionalmente privilegiando tecniche e i fitofarmaci di minor impatto ambientale e di massimo rispetto della salute di operatori e consumatori, ispirandosi alle tecniche di lotta integrata o biologica.

Per il raggiungimento delle caratteristiche organolettiche, tenuto conto della scalarità di maturazione nell’ambito della stessa pianta, è necessario effettuare almeno due raccolte.

Nelle fasi di distacco dei frutti, di deposizione nei contenitori di raccolta e nel successivo trasferimento, si adotteranno le precauzioni necessarie per non provocare contusioni e ferite.

La produzione unitaria massima consentita di “Susina di Vignola” è fissata, per impianti in coltura specializzata, in 350 q.li/ettaro. Nell’ambito di questo limite, la Regione Emilia-Romagna, tenuto conto dell’andamento stagionale e delle condizioni ambientali di coltivazione, fissa annualmente entro il 30 aprile, in via indicativa, la produzione media unitaria di “Susina di Vignola”.

La eventuale conservazione della “Susina di Vignola” deve essere effettuata utilizzando la tecnica della refrigerazione. Al fine del mantenimento delle caratteristiche qualitative e per una migliore serbevolezza dei frutti è necessario tenere costantemente sotto controllo i valori di umidità e di temperatura all’interno delle celle frigorifere.

Materiali e attrezzatura specifiche utilizzate per la preparazione, il confezionamento o l’imballaggio: Sono utilizzati materiali secondo le norme igienico-sanitarie

Descrizione dei locali di lavorazione conservazione e stagionatura: I locali sono autorizzati ai sensi della norma igienico-sanitaria e non necessitano di deroghe

 Storia accertata: Il territorio del comune di Vignola è tradizionalmente una delle aree frutticole più rinomate della fascia pedecollinare emiliana; il nome medesimo rimanda alla coltivazione della vite (il nome latino Vineola ci dice che la città fu edificata in un luogo ricco di vigneti) che quasi sicuramente rappresenta la prima coltura arborea sulla quale la tradizione agricola locale ha iniziato a fondare la propria rinomanza.

Rinomanza che ormai da decenni si identifica con la coltivazione del ciliegio (i cui frutti sono divenuti il simbolo stesso dell’agricoltura vignolese e del comprensorio) e, più recentemente del susino.

I primi indizi sulla presenza del susino coltivato sono piuttosto vaghi; nella cronaca settecentesca di Domenico Belloj si legge dell’abbondanza, nel territorio di Vignola, di “…. nucibus, pomis, caeterisque tum aestivis cum autumnalibus arborum frugibus ….”(… noci, pomi, e svariati altri frutti sia estivi che autunnali….); ancora poco preciso, circa le specie arboree, è il catasto del 1786.

Le prime testimonianze scritte che esplicitano la presenza della coltura del susino in Vignola risalgono alla fine del secolo scorso. Un primo documento è rappresentato da una lettera del Sindaco al direttore della cattedra ambulante di agraria di Modena, datata 22 luglio 1899; da essa si ricava che le coltivazioni legnose erano abbastanza sviluppate con prevalenza di ciliegi, susini, peschi, meli e peri.

Seguono poi due articoli: il primo compare nel numero di Maggio dell’anno 1909 nella rivista “eco del Panaro” e riporta la notizia di un gravissimo attacco di bombici che danneggiano assai seriamente le drupacee e le viti allora presenti.

Tali fonti ufficiali non fanno altro che legittimare una tradizione orale nelle quale il susino è presente costantemente e il cui ricordo si perde nelle generazioni passate e non è quindi da escludere che tale specie (come anche per il ciliegio) sia stata coltivata in Vignola sin da tempi ben più remoti.

La susinicoltura si è andata ulteriormente espandendo a partire dall’immediato dopoguerra, con l’introduzione delle prime varietà cino-giapponesi provenienti dagli Stati Uniti. Si assiste quindi ad una crescente specializzazione degli agricoltori e degli altri operatori del settore che, nel giro di pochi anni, riescono a creare, come per le ciliegie, quell’identificazione tra il territorio in questione, di cui Vignola è il baricentro, e le susine.

Al fine di tutelare questo patrimonio culturale ed economico il Consorzio della ciliegia tipica di Vignola iniziò a metà degli anni ‘80 a sperimentare l’applicazione del regime di tutela alla susina, formalizzandolo nel ‘92. la nuova denominazione diventa quindi: Consorzio della ciliegia, della susina e dalla frutta tipica di Vignola.

Informazioni aggiuntive

Regione

Sezione

Tipologia di prodotto