Scheda ministeriale prodotto:

Pagnotta pasquale

Prodotto agroalimentare tradizionale Italiano – P.A.T. 

ELENCO PRODUTTORI

Zona di produzione: Valle del Savio e dintorni.

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Descrizione sintetica del prodotto: Le materie prime sono costituite da: farina, uova, zucchero, lievito madre e lievito di birra, latte, aromi e uva sultanina a piacere. Dolce pasquale, lievitato, a forma di cupola, il peso varia da 1 a 2 chilogrammi e oltre. Prodotto nel periodo quaresimale lungo la vallata del Savio sia nei forni artigianali sia nelle case private dalle “azdore”.

Descrizione delle metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura: L’impasto viene preparato nel tempo di una giornata e deve sottostare a  più processi di lievitazione: primo quello del lievito madre, poi quello della pagnottella posta all’interno di una camera di lievitazione; infine la cottura che generalmente si protrae per due ore (ma dipende dalla grandezza della pagnottella). Il processo avviene artigianalmente.

Materiali e attrezzature specifiche utilizzate per la preparazione, il confezionamento o l’imballaggio dei prodotti: Attrezzature specifiche per l’impasto (nel caso di laboratori artigianali) e classiche stoviglierie da cucina. Il prodotto viene successivamente confezionato o dentro specifici sacchetti per alimenti oppure in tessuti di tela grezza.

Descrizione dei locali di lavorazione, conservazione e stagionatura: Normali laboratori artigianali autorizzati ai sensi delle normative igienico-sanitarie in vigore.

Storia accertata: Fin dal secolo scorso lungo la Valle le “azdore” durante la settimana Santa, si esprimevano nella realizzazione di un dolce pasquale. Questo dolce veniva più volte chiuso e coperto sotto il calore del camino o del “prete” affinché si esprimesse verso l’alto, quasi a voler simulare quel corpo di Cristo chiuso nel Santo sepolcro. Così questo “corpo culinario” diventava oggetto di rituali ed attenzioni “sacre” per l’azdora che custodiva gelosamente e tramandava alla nuora e alla figlia. La pagnotta pasquale veniva mangiata dalla famiglia riunita la mattina di Pasqua, al ritorno dalla messa con l’uovo benedetto ed il salame. Era usanza offrirla e scambiarla con i vicini, per cui diventava oggetto di coesione, di amicizia e solidarietà, perpetuando un ordine e una socializzazione tra famiglie e comunità.

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