Alici marinate del lazio

Prodotto Agroalimentare Tradizionale Italiano – P.A.T. 

ELENCO PRODUTTORI

Zona di produzione: Fondi (LT)

Tipologia produzione: Attiva
Periodo di produzione: Il periodo di pesca va dal mese di marzo al mese di settembre, periodo in cui l’alice ha raggiunto la maturità sessuale e le dimensioni corporee fino ad un massimo di 20 cm.
Mercato di riferimento: Da locale a nazionale.
Descrizione del prodotto: La materia prima deriva dalla alici della specie Engraulis encrasicolus L (ai sensi del DM del 25 luglio 2005) pescate nel tratto di mar Tirreno che bagna la costa laziale da San Felice Circeo a Minturno fino anche alle coste Campane. Il filetto delle alici sottoposte alla marinatura assumono colore biancastro e consistenza compatta, il sapore è sapido e leggermente acidulo. La conservazione avviene sott’olio con aggiunta di peperoncino e prezzemolo.
Elementi di tradizionalita’ del processo produttivo: La cattura delle alici avviene nella maggior parte dei casi nelle ore notturne, con le tradizionali attrezzature di rete a circuizione (“ciancialo” o “lampara”) ed il traino pelagico (ovvero le reti trainate nella colonna d’acqua).
Materiali utilizzati nella tradizione locale: E’ previsto l’impiego di tavoli di acciaio e teflon per la pulizia del prodotto; coltelleria in acciaio e vari contenitori in plastica alimentare o acciaio inox. La marinatura avviene in vasche di acciaio, l’asciugatura su stenditoi in acciaio e la conservazione sott’olio in vasetti di vetro.
Locali utilizzati nella tradizione locale: Tutte le fasi di lavorazione avvengono in appositi laboratori aziendali provvisti di celle per la fase di asciugatura. La vendita avviene anche presso punti vendita aziendali.
Storia tradizionale del Prodotto: Ricordate negli antichi Statuti della città, le alici marinate trovano conferma in un lavoro del 1890, di Domenico Giordano, dal titolo “Ittiologia del Golfo di Gaeta” in cui si parla di “alice in bianco” riconducibile al colore che la carne di alici assume col passaggio in aceto e sale. La tecnica di conservazione è molto antica e risale ai tempi dei Greci che ricorrevano alla marinatura e alla salatura del pesce per conservarelo a lungo. La ricchezza del prodotto fresco nel mare di Gaeta è abbondantemente documentata da fonti di ogni tipo ed epoca, una fra tutte la Statistica del Regno di Napoli del 1811, voluta dal Murat, in cui si dice che in Gaeta si mangia tutto di mare, in particolare si mangiano acciughe e sardine delle quali si è molto accresciuto il commercio in Gaeta.
Note: La pescosità del Golfo di Gaeta, inoltre, è nota sin dall’antichità tanto che in una veduta prospettica di Gaeta, di Mola e di Castel Novo, del 1578, di J. Hoefnagel, si mostra la grande quantità di pescherecci al largo di queste città.
Ottenuto anche con metodo Biologico: NO

 

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