Albicocca Val Santerno di Imola

Prodotto agroalimentare tradizionale Italiano – P.A.T. 

ELENCO PRODUTTORI

Zona di produzione: L’area in esame comprende i Comuni di Castelfiumanese, Borgo Tossignano, Fontanelice, Castel del Rio e porzione dei terreni comunali di Castel San Pietro Terme, Dozza e Imola e si estende, per la maggior parte, tra il corso del fiume Santerno ed il corso del torrente Sillaro.

Descrizione sintetica del prodotto: Ricerca dei seguenti elementi di qualità: frutto grosso di colore arancio o crema con una estesa porzione di colore rosso

  • polpa spicca, soda, di sapore gradevole e intensamente colorata
  • polpa resistente alle manipolazioni

Descrizione delle metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura: Per gli albicoccheti già presenti con sesti d’impianti, portainnesto, forme di allevamento ed sistemi di allevamento devono essere quelli generalmente adottati nella zona e comunque atti a conferire le caratteristiche organolettiche delle albicocche, previste dal presente disciplinare. La messa a dimora dei nuovi impianti deve essere effettuata adottando forme di allevamento in volume o in parete, o comunque con densità massima di 1000 piante per ettaro. I portainnesti utilizzabili devono essere il mirabolano, ibrido da esso derivati o il pesco franco. Il materiale vivaistico per i nuovi impianti deve essere rispondente sotto l’aspetto generico alle varietà citate nel precedente art. 2 e sanitariamente certificato nei confronti della vaiolatura delle drupacee (Sharka). La produzione unitaria massima consentita  di “Albicocca Val Santerno di Imola” è fissata in 22 tonnellate complessive di frutti per ettaro in coltura specializzata.

Materiali e attrezzatura specifiche utilizzate per la preparazione, il confezionamento o l’imballaggio: Nessun materiale specifico. Sono utilizzati meteriali secondo le norme igienico-sanitarie.

Descrizione dei locali di lavorazione conservazione e stagionatura: Locali a norme vigenti. I locali sono autorizzati ai sensi della norma igienico-sanitaria e non necessitano di deroghe.

Storia accertata: Nel “L’albicocco” (Enrico Casini – Mario Neri, Edagricole 1964), la zona imolese veniva annoverata tra i principali centri di diffusione di questa drupacea in Italia. Imola e il suo comprensorio legano il proprio nome non solo a delle specifiche varietà, ma l’opera di studiosi, ricercatori, la competenza e la passione di tanti operatori agricoli, saldano la coltura dell’albicocco al territorio, per farne una delle produzioni più tipiche e caratteristiche dell’ampio e variegato panorama agricolo comprensoriale.

 

 

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