Scheda ministeriale prodotto:

Olio extra vergine di oliva delle Valli aquilane

Prodotto Agroalimentare Tradizionale Italiano – P.A.T. 

ELENCO PRODUTTORI

Zona di produzione: comprende la Valle Roveto, la Valle del Tirino e la Valle Peligna, in provincia di L’Aquila

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La zona di produzione dell’olio extravergine d’oliva delle Valli Aquilane comprende la Valle Roveto, la Valle del Tirino e la Valle Peligna, in provincia di L’Aquila. Si tratta di territori che vantano particolari condizioni dal punto di vista pedoclimatico, tali da non rendere necessario l’uso di antiparassitari, dove la coltivazione non è intensiva e non consente una produzione di olive e di olio quantitativamente rilevanti, tanto che è prevalentemente legata al consumo domestico. Gli oli delle Valli Aquilane sono ricavati, in percentuali variabili, da numerose varietà di olivo (Rustica, Leccino, Gentile dell’Aquila, Pendolino, Moraiolo, Frantoio, Olivastro, Secinella, Carboncella, Roscetta, Alviano). Il colore dell’olio è giallo con riflessi verdi di varie tonalità, fruttato medio e caratterizzato da parametri chimici e organolettici nei limiti di legge. Per le pratiche d’impianto, la preparazione del terreno deve essere molto oculata. Nel caso di reimpianti, oltre all’abbattimento dei vecchi olivi, si deve provvedere all’eliminazione delle ceppaie. Sono previste e consentite le pratiche di scasso totale o parziale che, ai fini di una corretta preparazione, deve essere effettuato l’estate precedete all’epoca di impianto. Nei nuovi impianti la varietà da preferire è il Moraiolo ed è opportuno comprare piantine autoradicate e allevate in contenitore.

METODICHE DI LAVORAZIONE E CONSERVAZIONE
Per quanto riguarda la modalità e la tipologia di concimazione dell’impianto, essa deve essere quella tradizionale, caratterizzata dall’impiego di letame. La distribuzione di questi concimi deve essere fatta sull’intera superficie. In fase produttiva si consiglia l’uso dei fertilizzanti semplici azotati mentre, durante la ripresa vegetativa, di urea oppure di nitrato di ammonio. In autunno si consiglia la somministrazione di fertilizzanti fosforopotassici. Per quanto concerne le pratiche colturali, è sempre consigliata una potatura leggera e annuale verso febbraio marzo. A seconda del tipo di terreno si può ricorrere anche alla non lavorazione. Non si effettuano trattamenti con diserbanti.
Materiali e attrezzature: le attrezzature utilizzate non differiscono in nulla rispetto alla tradizionale lavorazione in frantoio, con impianti sia tradizionali, che continui, che per colamento.
ELEMENTI DELLA TRADIZIONALITÀ
La coltivazione dell’olivo in Valle Peligna ha origini molto antiche; il primo documento che ne attesta la presenza è rappresentato dagli Amores di Ovidio scritti tra il 25 e il 15 a.C.. Questa tradizione è documentata costantemente nei secoli: troviamo, infatti, citazioni che riguardano la produzione dell’olio nelle Valli Aquilane in Michele Torcia, in Viaggio nella terra dei Peligni, che alla fine del 1700 afferma: “Le olive, fichi ed uve per altro sono di maggior pregio nel lungo litorale di Chieti e Teramo” (71); Continua in (72) “…Variato quadro presenta la costa da Raiano a Popoli. Nel primo di detti territori battuto dal sole fa più bella mostra la delicata ammendola l’antesignana nel fiorire e nel patire, la baccifera Pallade del poeta con delicatissimo olio … (72). Ancora in tempi relativamente recenti troviamo documenti nel contributo di Panfilo Serafini (1817-1864) che in Scritti vari afferma: “L’ulivo sulmonese lodato da Ovidio si coltiva in poca quantità fra noi, come ancora si coltiva in Pettorano, in cui ne termina la zona in Popoli, Pentima e in più Pacentro, Bugnara, Anversa e Prezza, ma in assai poca quantità. La coltura però se ne và estendendo. L’olio che ne abbiamo, è generalmente mediocre, ma si ottiene eccellente da particolari che vogliono ottenerlo tale”…(pag. 151). Teodoro Bonanni in Le Antiche Industrie della Provincia di Aquila (1888), afferma che la vegetazione dell’olivo è importante soprattutto nelle contrade di Capestrano, Ofena, Carapelle e Navelli, e testimonia che l’olio ottenuto dalle olive raccolte in queste zone, oltre che a soddisfare il fabbisogno della popolazione della provincia, veniva impiegato per altri usi come l’illuminazione interna ed esterna delle abitazioni.

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