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Scheda ministeriale prodotto:

Castagne piemontesi

Prodotto Agroalimentare Tradizionale Italiano – P.A.T. 

ELENCO PRODUTTORI

Zona di produzione: Tutto il Piemonte

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Le castagne che conosciamo, comunemente diffuse in Piemonte così come nel resto dell’Europa, appartengono al genere Sativa. Il frutto pesa circa 10-30 g; la polpa, color bianco crema, è rivestita da una pellicina ” l’episperma” che può essere glabra o tomentosa e si inserisce talvolta nel seme. In alcune varietà il frutto si pela con facilità, in altre l’episperma particolarmente aderente al seme ostacola le operazioni di pelatura.
Nel territorio della Val Borbera e della Valle Spinti sono ancora presenti castagneti di vecchie varietà locali ancora coltivate e commercializzate, tra cui Tempuriva, Selvaschina, Rossana.
I castagneti presenti nel territorio delle Valli di Lanzo sono perlopiù formati da vecchie varietà locali ancora coltivate e commercializzate. In ordine di importanza e diffusione troviamo Tempurive, Spinacorta, Qua, Spinalunga, Viri, Viri Tardivo e Riundette. Il prodotto, presente nel territorio delle Valli di Lanzo, rientra commercialmente nella categoria delle castagne, non avendo produzioni di varietà classificabili come marroni. Sono castagne di media pezzatura, alcune anche piccole. I castanicoltori delle Valli di Lanzo non utilizzano macchinari per la raccolta, ma raccolgono i ricci con un rastrello di legno e una lunga pinza di ferro. Una volta raccolti, li lasciano in ricciaia per alcuni giorni, in attesa che il riccio rinsecchisca agevolando l’estrazione delle castagne all’interno.

Metodo di preparazione: I terreni migliori per il castagno sono quelli profondi, leggeri e permeabili, ben provvisti di elementi fertilizzanti. La specie è moderatamente termofila anche se tollera bene i freddi invernali fino a -15, -20°C. Anche la giacitura del terreno ha molta importanza: i castagni preferiscono pendii soleggiati, in cui sia minore l’esposizione ai ritorni di freddo primaverili. In altitudine il castagno può spingersi fono a 700-800 m s.l.m.

Storia: La coltivazione del castagneto da frutto in Val Borbera vanta tradizioni antiche come testimoniano gli alberi secolari che impreziosiscono il paesaggio della Valle. Un paio di prestigiosi esempi: il primo si trova a Borghetto di Borbera, in località Roncoli è un albero con tronco robusto assai ramificato, con chioma ampia ed espansa. La corteccia è rugosa e profondamente screpolata. La circonferenza misura ben 6 m e ha raggiunto un’altezza di 19,23 m. Il secondo è ammirabile a Roccaforte Ligure, in località Moglia. È un grosso albero di marroni dal tronco straordinariamente ampio e massiccio, ricoperto di muschio alla base; si notano numerose cavità, probabili tane di animali. La circonferenza misura oltre 5 m ed è alto 22.75 m. Si trova nel Bosco dei Narcisi (anche noto come Bosco delle Moglie), per l’incanto dei narcisi selvatici in fiore di primavera.
Un tempo il prodotto veniva perlopiù essiccato (nei caratteristici essiccatoi) e destinato ai mercati di Genova e Voghera dove le castagne della Val Borbera erano particolarmente ricercate.
Nelle Valli di Lanzo la raccolta delle castagne è stata per molti anni la base dell’economia rurale montana. Con il boom industriale la coltivazione dei castagneti si è ridotta moltissimo ed attualmente la raccolta è piuttosto limitata.

Curiosità: Nella zona della Val Borbera la maggior parte della produzione di castagne veniva essiccata. Buona parte delle castagne secche venivano poi trasformate in farina utilizzata sia per produrre pane che pasta fresca (le famose trofie ne sono un esempio).
In Val di Lanzo le castagne non consumate fresche, venivano essiccate al sole, sulle “lobie” (balconi in legno) delle case. Si consumavano prevalentemente in minestra o semplicemente lessate e consumate nel latte al mattino a colazione o la sera per cena. Tipica la minestra di riso, castagne e latte. Non mancava comunque la trasformazione in farina delle castagne rotte.

 Fonte: http://www.piemonteagri.it/qualita/it/

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